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Come funziona il bunkeraggio nei porti: guida per armatori e operatori

Ogni nave che solca i mari, prima o poi, deve fare rifornimento. Ma il bunkeraggio nei porti è molto più di una semplice operazione di carico carburante. È un’attività regolata, delicata, e di fondamentale importanza per garantire l’efficienza e la sicurezza dell’intera filiera marittima. Riguarda non solo le grandi navi da trasporto, ma anche i traghetti passeggeri, le navi cisterna, le imbarcazioni da crociera e persino i mezzi da diporto in alcune circostanze.

Negli ultimi anni, l’attenzione verso le normative ambientali, la sicurezza operativa e la qualità del combustibile ha reso il bunkeraggio un tema centrale per armatori e operatori portuali. Ma cosa significa esattamente “fare bunkeraggio”? Quali sono le regole da rispettare? E come si svolge questa attività nei principali porti della Sardegna?

Vediamolo insieme, punto per punto.

Bunkeraggio STS

Cos’è il bunkeraggio nei porti e quando è richiesto

Con il termine bunkeraggio si intende il rifornimento di carburante destinato alla propulsione o al funzionamento ausiliario delle navi. Il combustibile viene trasferito da una cisterna a terra o da una bettolina (una piccola nave cisterna) direttamente ai serbatoi della nave, tramite apposite pompe e condotte.

Com’è facile immaginare, si tratta dunque di un’operazione tecnica che richiede attenzione, esperienza e coordinamento tra diversi soggetti: il comandante della nave, il fornitore del carburante e le autorità portuali competenti. 

Definizione a parte, il bunkeraggio può avvenire in tre modalità.

  • A bordo banchina: quella più comune nei porti attrezzati. La nave è ormeggiata in banchina e riceve il carburante tramite autocisterna a terra o impianto fisso collegato con tubazioni dirette. È una soluzione comoda e sicura, usata soprattutto nei grandi porti commerciali o nei terminal crocieristici.
  • Ship-to-ship (STS). Qui il rifornimento avviene da nave a nave, passando da una bettolina cisterna a un’altra imbarcazione ormeggiata o alla fonda. È frequente nei porti industriali o petroliferi, e richiede grande attenzione nella gestione dei flussi, nelle comunicazioni e nella sicurezza per evitare sversamenti in mare.
  • In rada. In questo caso, in alcune circostanze, autorizzate caso per caso dalle autorità marittime, il bunkeraggio può avvenire al largo, con la nave alla fonda e il combustibile trasferito da unità navali abilitate. Questa soluzione viene adottata per motivi logistici o quando i porti non sono dotati di impianti a terra, ma comporta procedure più complesse e un rischio ambientale maggiore.

È chiaro che il momento del bunkeraggio è centrale per ogni tipo di navigazione, perché incide direttamente sull’autonomia della nave, sulle sue prestazioni operative e sui costi di gestione. Inoltre, anche la scelta del tipo di carburante (HFO, MGO, LNG, carburanti alternativi) ha ripercussioni sul piano normativo e ambientale. 

Approfondiamo questo tema.

Normative e sicurezza nelle operazioni di bunkeraggio

Bunkeraggio ship to ship

Proprio perché il bunkeraggio coinvolge sostanze potenzialmente pericolose come oli combustibili e gasolio, è soggetto a un complesso di normative internazionali, nazionali e locali pensate per garantire la sicurezza delle persone, la tutela dell’ambiente e il corretto svolgimento delle operazioni.

A livello internazionale, i riferimenti principali sono:

  • il MARPOL 73/78, che disciplina la prevenzione dell’inquinamento marino da navi, incluso lo scarico accidentale di sostanze oleose;
  • le norme IMO (International Maritime Organization) relative all’efficienza energetica e alla riduzione delle emissioni.

In ambito nazionale, invece, le operazioni di bunkeraggio sono disciplinate dal Codice della Navigazione e regolamentate da ordinanze delle Capitanerie di Porto, che stabiliscono le modalità, gli orari e le aree autorizzate nei singoli porti.

Di base, durante il rifornimento:

  • devono essere sempre presenti operatori qualificati e formati;
  • è obbligatorio l’utilizzo di dispositivi anti-sversamento (collari, vaschette, teli assorbenti);
  • i flussi devono essere monitorati e gestiti da appositi sistemi di sicurezza;
  • è vietato l’uso del telefono cellulare o di fonti di innesco nelle vicinanze delle bocche di carico.

In caso di inosservanza, le sanzioni possono essere molto gravi, fino alla sospensione dell’attività portuale o alla revoca delle autorizzazioni. Per questo motivo, le imprese coinvolte nel bunkeraggio devono disporre di autorizzazioni specifiche e operare nel rispetto delle procedure previste.

Servizi di bunkeraggio nei porti della Sardegna

Anche nei porti della Sardegna il bunkeraggio rappresenta un’attività strategica, al servizio di un traffico marittimo sempre più intenso e diversificato. Dagli scali commerciali di Cagliari, Porto Torres, Olbia e Oristano ai porti turistici e industriali, il rifornimento delle navi richiede presenza capillare, mezzi adeguati e conoscenza delle normative locali.

È in questo contesto che si inserisce il lavoro di Vinci & Campagna, azienda storica del settore trasporti e logistica, attiva anche nei servizi portuali autorizzati legati al bunkeraggio.

Grazie a mezzi attrezzati e personale specializzato, Vinci & Campagna garantisce infatti il bunkeraggio a mezzo autobotte, effettuato con cisterne e mezzi certificati per il rifornimento di carburante a navi e yacht, nel pieno rispetto delle procedure di sicurezza.

L’azienda, in particolare, opera regolarmente con autorizzazione ex Art. 68 del Codice della Navigazione presso i principali porti sardi, offrendo un servizio su misura per armatori, terminalisti e operatori marittimi.

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