Perché non è più sufficiente un unico hub logistico. Come il mondo si sta adeguando al cambiamento e quale sarà il ruolo dell’Italia.

Aprile 17 2020

Perché non è più sufficiente un unico hub logistico.

I confini di mercato si allargano grazie al forte sviluppo dell’e-commerce. Come il mondo si sta adeguando al cambiamento e quale sarà il ruolo dell’Italia.

Si sa, domanda e offerta sono i genitori del mercato, e questi determinano in un preciso arco temporale le sorti di qualsiasi impresa. Nella giostra di questa selezione naturale, in cui viene a modificarsi il legame esistente tra spedizione e modalità, nella scelta dell’operatore logistico si ricerca sempre più l’affidabilità di filiera merceologica e/o di canale distributivo. Ad oggi i leader globali governano sempre di più i flussi fisici delle merci, gli operatori di settore sfruttano alcune nicchie e gli altri, solitamente le realtà minori e meno strutturate, eseguono.

Nella rete delle spedizioni le aziende caricatrici stanno nutrendo forti interessi riguardo le soluzioni di trasporto intermodali, ovvero il trasporto combinato strada-rotaia e strada-mare, come modalità alternativa e complementare al tutto-strada.
Per questo motivo, in risposta al forte 
sviluppo dell’e-commerce vengono offerte dagli operatori più strutturati una vasta scelta di soluzioni logistiche che promettono tempi più affidabili e rapidi di consegna, a tariffe che fanno gola ai competitors. Per rispondere a queste esigenze di servizio non è più sufficiente un unico grande nodo logistico, ma bisognerà disporre di una rete diffusa sul territorio di piccoli centri logistici.

 

Non mancano i segnali che l’Italia possa ben presto divenire l’ hub logistico europeo. Al pari di Parigi, Madrid e Londra, l’area del Nord Italia attorno a Milano si rivela essere tra le zone più ricercate per impiantare nuovi magazzini. Abbiam visto come lo sviluppo dell’e-commmerce sia il fenomeno cardine a scaturire questa nuova metamorfosi organizzativa, basti pensare al caso Amazon, che nel nostro Paese conta già su quattro hub e 12 stazioni di delivery, oppure Alibaba. A far riflettere, sono le parole pronunciate alcuni mesi fa da Wang Mingqiang, general manager della piattaforma retail AliExpress: «Nei prossimi cinque-dieci anni faremo dell’Italia il primo Paese di riferimento per la vendita nel mondo».

 


Il nostro Territorio è sempre stato crocevia di enorme spessore commerciale. Sono diversi gli imprenditori che ad oggi riconoscono nell’Italia il proprio centro per le
spedizioni dei propri prodotti in tutto il mondo, soprattutto nel settore della Moda. Perché?

«L’Italia è il Paese dove si produce il 75% degli accessori per la moda d’alta gamma. Abbiamo il know how di questo tipo di prodotti. Inoltre, qui si lavora più che in altri Paesi» afferma Michele Migliardi, supply chain e logistic director della maison fondata da Stella McCartney. Su una scala economica molto maggiore si muove Luxottica, che conta quattro centri distributivi nel mondo: Sedico (Belluno), Atlanta (Usa), Jundiai (Brasile) e Dongguan (Cina). «Ma tutta la governance è gestita e guidata dall’Italia», spiega Carlo David Rosa, group logistics director dell’azienda fondata da Leonardo Del Vecchio, «qui troviamo una fucina di talenti, risorse umane leader nel problem solving».

 

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